Garguz

24 maggio 2017

Dicono che i terroristi sono codardi. Già, spieghiamo loro il coraggio dall’alto dei nostri droni. Codardi? Questi si legano una bomba alla cintura e si fanno esplodere! Non c’è niente di codardo in questo. Ma è proprio questo il punto: chissenefrega? Perché il coraggio dovrebbe essere un valore in questo caso? Uccido centinaia di persone, ma lo faccio con coraggio e allora va bene. Anche gettarsi con la tuta alare dalle montagne è coraggioso, ma non è che diamo una medaglia a tutti quelli che lo fanno, perché la rottura di ogni osso contenuto all’interno del nostro corpo non è uno stile di vita che vogliamo incoraggiare. Sono coraggiosi quelli che si buttano con la tuta alare? Certo. Dei coraggiosi coglioni. E la stessa cosa vale per i terroristi: dei coraggiosi coglioni. Stupidi, oltretutto: ciò che fanno è completamente inutile. Nessun atto di terrorismo ha mai cambiato nulla dal punto di vista geopolitico. Pensare che ammazzare delle bambine ad un concerto possa mutare la situazione dei musulmani nel mondo è ancora più ingenuo di pensare che in paradiso per i martiri ci siano delle vergini. Quanto cazzo sei scemo? Vergini in paradiso? Non c’è nessun cazzo di paradiso, amico. E anche che se esistesse un paradiso, le uniche vergini che troveresti ad aspettarti sono quelle bambine che hai ucciso, che da una nuvola ti guarderebbero facendoti il dito medio dall’alto in basso, perché certamente tu le vedresti dall’inferno dove gli stronzi come te si meriterebbero di andare.
Ok, i terroristi si fanno saltare in aria perché non hanno nulla da perdere. Un po’ esagerato, non trovate? Per noi occidentali, se ti senti così vuoto da non avere nulla da perdere, vai a fare il giudice a x-factor! Capisco che commentare degli sprovveduti gettati nel tritacarne mediatico, far parte di questo baraccone di freak che è la televisione sia poco dignitoso, ma non è che sparpagliare le proprie budella per chilometri e chilometri in seguito alla detonazione sia il massimo della dignità. Ce lo vedo, un foreign fighter che torna in Inghilterra e dice: “Non me ne frega più un cazzo di niente, qualunque cosa faccio non ha importanza, sono un fottuto nichilista e non rispondo delle mie azioni. Per me è no!”

Garguz

15 maggio 2017

Dopo che è girata la notizia falsa secondo cui Salvini aveva parlato di pulizia etnica per gli immigrati, la Lega ha perso consensi.
 
Intendo dopo che si è scoperto che era una notizia falsa.

Garguz

10 maggio 2017

Ho provato a stare con una tipa intellettuale, una ricercatrice di linguistica. Ma per me era tropo.

Garguz

3 maggio 2017

Dopo che il New York Times li ha accusati di avere una posizione contraria ai vaccini, i grillini rispondono: “Non è vero, non abbiamo una posizione su niente”.

La ragazza senza ricordi – C.L. Taylor

[Questa recensione è stata scritta per Thriller Cafè]

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Un biglietto anonimo arriva alla protagonista del libro, una ragazza che lavora in un centro di accoglienza per animali, ed apre uno squarcio nella sua vita ordinaria: “So che il tuo vero nome non è Jane Hughes” dice la lettera, ed in effetti la donna ammette subito che il suo vero nome è Emma Woolfe e che da cinque anni finge di essere un’altra. Ma anche nell’esistenza precedente, che ci viene raccontata in alternanza a capitoli ambientati ai nostri giorni, almeno inizialmente non sembra esserci nulla di misterioso: Emma era una ragazza fragile, insicura, sottomessa sul lavoro e con un rapporto distorto con la madre, ma niente pare giustificare il cambio d’identità.

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La mia libreria su Anobii.

Garguz

13 aprile 2017

Dopo l’attentato contro il Borussia Dortmund si scopre che l’Isis è contro il calcio. Nello Stato Islamico è vietato anche guardarlo in tv. E la punizione per quelli che trasgrediscono è tremenda: sono costretti a guardare tutte le partite dell’Inter.

La città dell’oblio – René Frégni

[Questa recensione è stata scritta per Critica Letteraria]

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Ralph gestisce un gruppo di scrittura per detenuti. Sin da bambino per lui la prigione ha significato “sotterraneo”, “bara” e “cimitero”. Lavorare in carcere doveva quindi essere un modo per comprendere questo mistero, ma dopo tanti anni ha scoperto “che non si addomestica la morte”.
Solitario, lasciato dalla moglie un anno prima, il protagonista condivide coi prigionieri un senso di isolamento, di alienazione rispetto al mondo esterno.

Quando non possono segare le sbarre, affilano la loro crudeltà. Ma quando la notte cala sulla prigione, in fondo alla propria cella ciascuno di loro piange pensando alla propria madre.

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