Viva la libertà – O del non accontentarsi

Non c’è mai stata un’età del mondo in cui la comunicazione fosse sganciata dal racconto e dalle mitologie depositate nel linguaggio.
(Wu Ming 2)

Sono combattuto: da una parte penso che questo film non vada preso seriamente. Perchè se si sceglie l’analisi si rischia di rivalutare in negativo quest’opera che, invece, presa come una commedia commerciale, può anche risultare godibile. Dall’altra non voglio, come spettatore, accontentarmi di film che non siano brutti, malfatti, ma voglio pretendere qualcosa di più.

Allora cediamo alla tentazione di prenderlo sul serio e interroghiamoci sul tema del film: in apparenza, e leggendo alcune recensioni, parrebbe che quest’opera parli di politica; qual è allora il suo messaggio politico? (Se continui a leggere, occhio agli SPOILER)

La trama: Renato Olivieri, leader di un partito di sinistra, alla vigilia delle elezioni entra in una profonda crisi personale e sparisce lasciando nel panico Andrea Bottini, suo collaboratore che, per salvare le sorti del partito, decide suo malgrado di sostituirlo col suo gemello; questi è un filosofo da poco uscito da un ospedale psichiatrico e presenta ancora segni di inequivocabile pazzia. Ma proprio grazie a questa mina vagante, che infiamma coi suoi discorsi e coi suoi modi anticonvenzionali gli elettori, il film si conclude con sondaggi stellari per il partito, che uscirà sicuramente vincente alle elezioni imminenti.

In questo film è importa molto di più che Giovanni Ernani (il nome d’arte del fratello pazzo) sia matto di quanto importa che sia filosofo. La dimostrazione sta nel fatto che l’intero film è l’ennesima versione de Il ricco e il povero (l’educativo scambio di ruoli) e che praticamente tutti gli espedienti comici si fondano sulla classica situazione in cui un elemento destabilizzante (un pazzo) viene inserito in un contesto e ne infrange le norme e le convenzioni. Si indugia molto di più su quest’aspetto (di facile presa sul pubblico) che sulle riflessioni che portano questo filosofo ad esprimere i suoi concetti. Quello che ci dice il film quindi, non è tanto che la soluzione per la politica sia avere un leader filosofo (capace cioè di ragionare in maniera libera sulla realtà offrendo spunti di reale cambiamento e progresso) ma quella di avere un personaggio “folle” che scombina il rigido e grigio cerimoniale in cui si è trasformata la politica (come se il problema fosse di forma e non di contenuto: con la Merkel ci puoi anche ballare scalzo, ma è la politica europea e non la danza che cambierà le sorti dei cittadini e degli stati). Ciò ha delle conseguenze ben precise: non ci si concentra, nel film, sui punti di vero approfondimento accontentandosi di riprendere il vecchio tòpos della follia saggia (con citazione, in locandina e nel film, dall’Amleto) che in un contesto simile risulta però perlomeno fiacco, abusato. Sembra infatti che il problema della sinistra italiana sia l’ipocrisia, il non dire le cose come stanno. Io sono di diverso avviso: se è vero che talvolta al centro-sinistra sia mancato il coraggio per posizioni nette (spesso richieste a gran voce dai suoi elettori), credo che il problema principale della sinistra italiana oggi sia non tanto il non aver il coraggio di dire come la si pensa, ma proprio il cosa si pensa; a dire il vero ho ad esempio il terrore che il PD esprima un concetto chiaro, senza infingimenti, sul tema del lavoro, perchè potrei accorgermi che non è così diverso dall’opinione di Marchionne.

In questo passaggio del film Ernani recupera con forza la parola “passione”, ma a mio parere è anche quella una falsa pista: sostenere che il problema della sinistra sia la mancanza di passione non spiega il successo della destra. Senza contare che di leader appassionati, a ben vedere, ce ne sono già, e non raccolgono comunque i successi popolari che invece Andò attribuisce al protagonista; il problema è evidentemente (anche) un altro ed è quello che suggerisce la poesia di Brecht citata dal filosofo pazzo nello spezzone riportato: oggi, dopo anni di egemonia culturale neoliberista, la sinistra ha adottato il linguaggio della destra e poiché è il linguaggio a costruire la percezione che si ha del mondo ciò significa che anche a sinistra il modello vincente è quello del capitalismo, che invece andrebbe abbattutto con parole capaci di prospettare un mondo diverso, un mondo che è impossibile da vedere se ci si ostina a giocare nel campo avverso, usando le regole imposte dal proprio avversario.

Per carità, la citata poesia di Brecht, così come uno scambio di battute tra il gemello sostituto ed un giornalista al ristorante, in cui si sostiene che gli elettori sono, o vorrebbero essere, ladri quanto gli eletti (se non di più) potrebbero indurre a riflettere sui temi che ho appena trattato e a introdurre questioni meno scontate, ma nel film sono solo accenni e in quanto tali risultano forse addirittura fuori luogo, stonati rispetto all’altro materiale che vi troviamo. Questa condizione irrisolta vale per tutto il film: se il tema non è quello politico, è forse quello dell’identità? Del doppio, di cui i gemelli sono il simbolo (e si potrebbe nuovamente tornare a Shakespeare, ma anche molto più indietro)? Si racconta la crisi di un uomo? Si parla d’amore?
Tutte queste domande, e forse altrettante diverse, potrebbero avere risposta positiva perchè il film sfiora tutti questi temi, senza tuttavia approfondirne nessuno in maniera organica, riuscendo quindi insapore agli spettatori.

A voler essere ancora più critici (e perchè non dovremmo esserlo?), e tornando per concludere al tema politico, si potrebbe far notare che a dispetto di quanto sembra sostenere il film non esistono “le cose come stanno”, la realtà dietro le finzioni e le ipocrisie. La concezione per la quale tolte le ideologie esisterebbe un modo oggettivo di vedere i problemi politici, e di conseguenza ci sarebbero soluzioni “tecniche”, giuste in quanto neutrali, è quanto di più pericoloso ci sta lasciando questo nostro tempo (Grillo si nutre di questo che, dopotutto, resta un modo di osservare il mondo; è anch’essa, cioè, un’ideologia) perchè nasconde il fatto che invece, soprattutto in politica, è tutto opinabile, è tutto frutto della concezione che si ha del mondo, ed ogni soluzione risponde a precisi (e parziali, partigiani) convincimenti circa la società che si vuole. Non esiste nulla al di fuori delle narrazioni ed ogni narrazione, in quanto tale, è soggettiva.

Ho iniziato questa recensione sostenendo che, forse, bisognava cercare di non attribuire a quest’opera un peso maggiore di quello che essa stessa desiderava avere; in realtà non so come Andò intenda questo suo film, quale valore e quali intenzioni gli attribuisca, ma stupisce (ed è uno dei motivi che mi hanno spinto, nonostante i dubbi di cui ho detto, a parlare del film) che parecchie delle recensioni che ho letto ne sottolineino l’ottima riflessione sulla politica italiana: un segno inequivocabile della superficialità dei tempi che viviamo.

Quanto sarebbe bello trovare nelle sale un film che, invece che insistere (in maniera magari godibilissima e servendosi del miglior attore italiano in circolazione) sui soliti luoghi comuni decidesse di prendere di petto i veri temi della contemporaneità, affrontando la complessità a viso aperto?

Annunci

3 pensieri su “Viva la libertà – O del non accontentarsi

  1. Radamante

    Il fatto che la tua recensione inizi con una citazione del collettivo di scrittori più snob e ipocrita del panorama culturale italiano, visto la gelida critica ai meccanismi di comunicazione della modernità, a cui essi stessi devono la loro fama, mi avrebbe dovuto scoraggiare dal continuare a leggere. Ma non l’ha fatto.
    Ora mi trovo nella scomoda situazione di non resistere all’impulso di rispondere alle tue supponenti critiche.
    Lo farò in breve: <> questa frase riassume perfettamente il sentimento che domina tutto il tuo intervento: supponenza.
    Supponenza di chi pensa di rappresentare coi suoi commenti avveduti l’idea, non di tutti gli “spettatori”, ma solo di quelli avveduti come te che sono abbastanza competenti da trovare abbastanza spazzatura di cui infastidirsi in tutto quello che vedono.
    Fastidiosi. E fastidioso io che sono abbastanza avveduto come voi da mettermi a recensire la recensione.
    Se c’è un messaggio interessante del film, è proprio quello di smettere di essere esattamente come ci vuole quel sistema che tu tanto pensi di scansare con il tuo disfattismo sinistroide.

    Rispondi
  2. Radamante

    Questa è la frase -s’è persa per strada-:Tutte queste domande, e forse altrettante diverse, potrebbero avere risposta positiva perchè il film sfiora tutti questi temi, senza tuttavia approfondirne nessuno in maniera organica, riuscendo quindi insapore agli spettatori.

    Rispondi
    1. Garguz Autore articolo

      Il tuo commento mi suscita riflessioni e qualche quesito. Provo a elencarli qui sotto:

      – Puoi articolare meglio la tua critica ai WuMing? In particolare vorrei capire cosa intendi parlando della loro “gelida critica ai meccanismi di comunicazione della modernità” e del fatto che ad essa devono la loro fama.

      – La frase della mia recensione che tu tacci di supponenza ha in effetti il grosso limite di non specificare chiaramente che è una mia opinione e che non vuole essere intesa come rappresentativa di tutto il pubblico. Mi sono espresso male: il fatto che “il film sfiora tutti questi temi, senza tuttavia approfondirne nessuno in maniera organica” riesce insapore a me, non ai (generici) spettatori.

      – Nello specifico della critica proposta da quella frase, tu hai invece trovato il film interessante da quel punto di vista? Ti è piaciuto?

      – “Se c’è un messaggio interessante del film, è proprio quello di smettere di essere esattamente come ci vuole quel sistema”: intendi dire che il messaggio “politico” del film sia, semplificando, che non bisogna essere snob?

      – L’unica tua accusa che non posso accettare è quella di disfattismo: io cerco con tutte le mie forze una prassi da praticare nel concreto. Se ho criticato questo film non è perchè “tutto fa schifo” ma perchè, semplicemente, non credo che la riflessione politica portata avanti da un’opera come questa sia davvero utile ad uscire dalla situazione in cui siamo ora. Mi interrogo costantemente su cosa si possa fare, proprio perchè non voglio mischiarmi all’arrendevole e compiaciuto disfattismo cinico. Non ho ancora trovato risposte, ma continuerò a cercarle. Anche grazie a questo blog.

      Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...