Batman: Amore folle

Ho letto il volume Lion, è pieno di ottime storie.

Su tutte, ovviamente, Mad Love: ben scritta, ben disegnata, divertente (epiche le scene di Joker e Harley da vecchi, o quando lei si immagina una scenetta domestica con tanti di pargoletti e testa di Batman appesa alla parete) ma anche dal risvolto serio e profondo: la violenza di Joker verso Harley è un pugno nello stomaco, reso ancora più forte dal tono sopra le righe e volutamente “da cartoon” di tutto il resto. Harley è qui una figura tragica che non riesce a staccarsi dal Joker, dal suo amore; nel finale non ho potuto fare a meno di pensare a quanto questa dinamica sia purtroppo reale, non solo perchè, come dice Dini, siamo un pò tutti Harley in senso lato, ma perchè i casi di violenza domestica risultano ancora oggi di stringente attualità (è Timm stesso a citare le vicende di una sua amica come “spunto” per la trama). Senza voler cercare nel fumetto quello che non c’è, in questa storia lontana dal realismo (innanzitutto nello stile) possiamo trovare anche spunti di riflessione interessanti.
E’ forse il fumetto dove il Joker viene presentato nella sua versione più “gioiosa” e questo aumenta l’effetto del suo rapporto violento con Harley, ribadito nella brevissima 24 ore: in queste storie viene negato al Joker qualsiasi tratto d’umanità che possa rendercelo simpatico, esclusa forse la gelosia nel voler essere lui ad uccidere Batman che lo prende in Amore folle.
Un altro spunto interessante, buttato lì da Harley, è quello che vede Joker come il buffone che vuol far ridere e Batman come “moralizzatore”: sarebbe interessante approfondire il parallelismo tra il conflitto di Batman e Joker con quello tra l’Es e il Super-io (essendo Batman quest’ultimo, col suo carico di leggi morali ferree e sensi di colpa che mirano alla repressione del caotico e pulsionale Es-Joker; tra l’altro la psicoanalisi ci insegna che l’uomo è composto inscindibilmente da entrambi: Joker e Batman sarebbero dunque due facce ineludibili di ognuno di noi e, a livello fumettistico, potrebbe significare che, come spesso viene adombrato, non può esistere uno di loro senza l’altro).

Mi è piaciuto anche il resto del volume: da Rigare dritto, con la tristissima storia del Ventriloquo a Caro Babbo Natale, con l’esilarante Bullock in stile Babbo Bastardo, passando per l’ottima Demoni che ho trovato, nonostante Timm la definisca una “schifezzuola raffazzonata”, stupendamente disegnata, con quei rossi degli sfondi, il verde del demone e una Talia meravigliosa.

Sala studio e la cinematografica Due come noi (che avevo già avuto modo di leggere in Batman. Arkham #2, col titolo di Della stessa pasta), infine, sono analoghe nel presentare un villain che cerca di cambiare: nel primo caso lo Spaventapasseri, che però conosce solo “la paura, l’intimidazione e la forza” (avrebbe potuto dare molto di più, questa storia, se fosse stata più lunga); e nel secondo, costruito su un disegno più “adulto” (su tutto, la sexy e diabolica Madeline), il povero Harvey che, prima del tragicissimo finale, arriva a bruciarsi da solo, incapace di liberarsi da Due Facce. Sembrano, questi due villain, condannati alla loro malvagità, troppo fragili per guarire.

Un’ultima annotazione: i disegni di tutte le storie, tranne forse Risate a mezzanotte sono molto stile “cartoon”, lontani dagli esempi crudi delle ultime produzioni fumettistiche. Ma il risultato non è per nulla minore, anzi. Alcune vignette mi hanno ricordato, ad esempio, la bellezza delle opere di Roy Lichtenstein.

La mia libreria su Anobii.

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