Don Chisciotte della Mancia

Me l’aspettavo molto diversa, questa che è considerata la migliore opera di finzione di tutti i tempi.
Leggendo questo immenso volume mi sono pian piano convinto che la mitizzazione di Don Chisciotte come idealista (nota anche a chi non ha mai letto il libro) è un enorme abbaglio, o almeno una rilettura successiva che sovrappone al testo seicentesco interpretazioni che l’originale consente solo in minima parte: il protagonista del romanzo di Cervantes è un nobile decaduto che rimpiange un’epoca d’oro che non c’è mai stata; non solo gli ideali che la sostengono (giustizia, onore…) sono storicamente falsi, invenzioni letterarie, ma don Chisciotte rimpiange il passato perchè il suo status è decaduto e sta per esser spazzato via dalla storia. Se c’è qualcosa di universale in lui, allora, è l’esser un perdente della storia, ma la sua pazzia non è idealismo rivoluzionario ma l’autoillusione conservatrice di chi di fronte al cambiamento vuole la restaurazione, rifugiandosi in una fittizia età dell’oro. In questo mi ha ricordato i personaggi del Giardino dei ciliegi di Cechov, un altro grande dipinto di individui sconfitti che non sono capaci (o forse che non hanno voglia) di agire di fronte alla storia. Certo, la grandezza di Don Chisciotte, e ciò che comunque lo fa amare dai lettori, è la sua totale buona fede, quella che Francesco Rico (curatore dell’ottima edizione Bompiani) definisce “purezza essenziale” e “innocenza ultima”.
Solo il capitolo finale potrebbe riscattare il protagonista: la sua morte è dovuta alla disillusione, all’incontro con la dura realtà, così lontana dall’ideale; la passione con cui tutti i suoi amici lo incitano a proseguire la professione di cavaliere errante che lui ora, in nome del principio di realtà, vuole rinnegare, può voler significare che di fronte alla meschinità della realtà bisogna pur credere in qualcosa, bisogna sapersi sollevare dalla cruda bassezza del reale per sopravvivere. Nonostante l’abbiano preso in giro per la sua pazzia tutto il tempo, allo scomparire dello sguardo dell’hidalgo che vede qualcosa in più rispetto al sensibile, tutti i personaggi sentono di aver perso qualcosa di fondamentale.

La mia libreria su Anobii.

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4 pensieri su “Don Chisciotte della Mancia

    1. Garguz Autore articolo

      L’arte tutta dovrebbe contenere in sé molteplici visuali, pur mantenendo un proprio punto di vista. Il difficile (e il bello) sta proprio nel conciliare la propria visione e la complessità del reale.

      Rispondi

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