La mentalità dell’alveare – Vincenzo Latronico

Leonardo Negri e Camilla Ottolenghi si unirono in matrimonio il 10 giugno 2013, di fronte a un dipendente dei cittadini della Repubblica Italiana. Questa storia parla di loro due, di quel matrimonio e di quella repubblica.

Scritto come se fosse un resoconto di fatti realmente accaduti, questo breve libro si immagina un’Italia governata dalla Rete dei Volenterosi, un non-partito nato su internet organizzato secondo i dettami della democrazia diretta; l’evidente richiamo al Movimento a 5 Stelle e alla situazione politica italiana è chiarito fin dalla prefazione.

Pur dichiarando da subito le sue perplessità sull’idea che la trasparenza e l’orizzontalità di internet rappresentino il futuro della democrazia, Vincenzo Latronico non ha scritto un romanzo distopico apocalittico: il futuro che ci aspetta se questa idea, anzi questa ideologia, continuasse a prendere piede non è dipinto dall’autore a tinte fosche, e tanto meno grottesche. E’ un’Italia normale, non troppo diversa da quella che già conosciamo. Nell’argomentare la sua posizione l’autore rimane comunque lucido e il più obiettivo possibile, mostrando, accanto alle criticità e agli aspetti controversi dei provvedimenti attuati dalla Rete dei Volenterosi (come il taglio degli stipendi pubblici), anche gli aspetti positivi di quelle leggi, rendendo lo scenario immaginato molto verosimile: l’ascesa di un partito del genere e l’approvazione del suo programma elettorale difficilmente avrebbe esiti catastrofici, esplosivi, distruttivi; non avrebbe niente di eccezionale, sarebbe un normale percorso istituzionale, con pregi e difetti valutabili da ognuno di noi; in questo mondo l’analisi risulta più incisiva perchè ancorata al principio di realtà.

Per quanto riguarda la riflessione sulla democrazia diretta, Latronico si concentra sui meccanismi decisionali, mostrando in maniera credibile la natura e la formazione delle teorie complottiste e dietrologiche; nelle infinite discussioni accessibili a tutti, nelle quali chiunque può esprimere la propria opinione, è la malafede, ma più spesso la superficialità e la difficoltà nel farsi una conoscenza adeguata dei problemi affrontati, a far sì che si travisino le informazioni: ogni avvenimento nasconde fini disonesti, le persone agiscono sempre per astio nei confronti del partito; ogni tentativo di portare la discussione su binari più razionali, basati su interpretazioni più approfondite dei fatti, viene sommerso dalla valanga inarrestabile di commenti dei diversi utenti.
Volendo essere un resoconto e non un saggio, il libro non indaga le cause di questo fenomeno, non cerca di spiegare i motivi per cui sistemi di democrazia diretta come quello ipotizzato nel romanzo hanno in sé germi potenzialmente pericolosi; La mentalità dell’alveare si limita a mostrare come questi pericoli potenziali si traducono in realtà, suggerendo quindi che ciò è inevitabile in un modello politico strutturato in questo modo.

Latronico ha il merito di aver inventato un’ipotesi niente affatto improbabile, un caso concreto che sveli come, in una società complessa come quella moderna siano necessari corpi intermedi (la democrazia rappresentativa, ad esempio) che sappiano organizzare questa complessità, governarla, cercando di superare la superficialità andando nel profondo delle cose per riuscire a comprenderle davvero. Se mediazione significa studio, approfondimento, non lasciarsi guidare dal primo istinto, riconoscimento dell’autorevolezza di determinate persone su argomenti che non tutti hanno il tempo, la voglia o la capacità di approfondire, allora Latronico ci dice che la complessità necessita la mediazione.

Asciutta, la narrazione non si perde in rivoli secondari e concede poco a ciò che possa divagare dal tema centrale (e in ciò, a volte, perde un poco in affabulazione, risultando troppo asettico): discutere delle conseguenze della democrazia diretta è d’altronde lo scopo principale, l’urgenza prima del libro che, per questo, è uno strano esempio di saggio narrativo, “un pamphlet di intervento politico in forma narrativa”, come lo descrive l’autore.
L’unica evasione concessa al tema forte della trama è il racconto di una coppia, i protagonisti Leonardo e Camilla, e del suo progressivo deteriorarsi: anche in questo caso Latronico sa descrivere con grande verosimiglianza la storia di queste due persone, che ad un certo punto si accorgono di aver perso qualcosa nella loro relazione, e cercano di recuperarla affannandosi nelle cose di tutti i giorni (il lavoro, la politica, gli amici), in quel miscuglio di non detti, paure, tenerezze, incomprensione e affetto di cui sono fatte tutte le relazioni. Anche l’amore, verrebbe da dire, è faccenda complicata.

La mia libreria su Anobii.

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