L’estate del coniglio nero – Kevin Brooks

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

lestate-del-coniglio-neroBello il cielo stasera”: una frase normale, ma se a dirtela è un coniglio nero immortale, che ti parla in continuazione fino a diventare il tuo migliore amico, allora la faccenda è un po’ più complicata.
È quello che capita a Raymond, un ragazzo molto intelligente ma che tutti, per le sue stranezze e per il suo carattere introverso, asociale e troppo ingenuo, considerano strano, bizzarro. E’ lui uno dei personaggi attorno ai quali ruota L’estate del coniglio nero, di Kevin Brooks, autore inglese di romanzi per la fascia di lettori che la felice definizione inglese chiama young adult.

A raccontarci questa storia è Peter, l’unico amico di Raymond, l’unico che lo tratti con rispetto, che non lo prenda in giro, perché in qualche modo apprezza la sua diversità, la sua lontananza dagli atteggiamenti e dalle pose dei loro coetanei. E’ un sedicenne confuso, Pete, perciò si trova più a suo agio con con chi come lui ha una personalità caotica, ibrida, che con i ragazzi già sicuri di sé che sembrano aver già trovato il loro posto nella vita.
Apatico (ha abbandonato il calcio, la chitarra e passa le sere sul letto di camera sua a far niente), Peter sta attraverso una delle prime fasi problematiche dell’esistenza; il passaggio alle sue superiori, dall’infanzia all’adolescenza, segna il primo distacco e, quindi, la prima malinconia: i tuoi amici, nel mondo dagli orizzonti allargati che ti si presenta ora davanti, retrocedono allo status di “gente che conosci”, i rapporti si allentano, gli interessi mutano…

E’ così che Peter decide di incontrare la sua vecchia compagnia un’ultima volta, prima che una stagione della loro vita finisca per sempre: Nicole (il suo primo amore) ed il suo gemello Eric andranno a vivere in Francia, Pauly troverà un lavoro e lo stesso Peter cambierà scuola, frequenterà nuove persone. Il covo dove si riuniscono, prima di passare la serata al luna park, è la stessa vecchia tana dove da bambini hanno trascorso buona parte delle loro giornate, ma ora entrano a fatica dalla piccola porta di legno, e lo spazio tra le quattro mura sembra si sia decisamente ristretto: forse, però, non è quella baracca nel bosco ad essersi ridotta, ma sono loro ad esser cresciuti.

Fuori, ad attenderli, un mondo grande, pieno di luci ed ombre, dove tutto può succedere. Perfino che che una ragazzina vip, Stella Ross, scompaia e che qualcuno stacchi la testa ad un coniglio e la inchiodi in maniera macabra sul cancello di casa di Raymond. Da queste lugubri circostanze parte l’indagine di Peter che, come una sorta di investigatore, analizza i dati che ha a disposizione per dipanare il mistero ed arrivare alla verità. Passando negli intricanti sentieri del bosco, tra fabbriche abbandonate e la tenda di una misteriosa cartomante, Peter cercherà di scoprire cosa è successo quella sera e quale ruolo abbiano interpretato i suoi vecchi amici. Ma la ricerca che porta avanti è soprattutto interiore, volta a scavare nelle intenzioni proprie e altrui: Peter è un ragazzo riflessivo, che cerca di fare i conti con se stesso e di essere il più onesto possibile sui suoi sentimenti, confessandoseli e rivelandoli e ai lettori, coinvolti così in maniera penetrante in un rapporto d’intimità generato dalla schiettezza delle sue confidenze.

Ciò che la cartomante vede, in un momento del libro, nelle carte scelte da Raymond può esser letto come metafora della condizione adolescenziale: un passato felice, senza problemi, un presente confuso ed un futuro oscuro, legato alla morte. “Non c’è vita senza morte”, afferma la veggente, perdere qualcosa di sé è un po’ morire; i momenti di passaggio sanciscono simbolicamente la fine, la morte, di quello che siamo stati fino a quel momento. Forse quella del lutto come esperienza iniziatica all’età adulta non è un’idea originalissima, è un tòpos abbastanza classico nei romanzi di formazione, ma è pur vero che resta un simbolo potente capace di parlare di uno degli aspetti fondamentali della natura umana.

Un cliché che invece viene evitato è quello del rapporto conflittuale coi genitori: certo, Peter non è entusiasta nel condividere la sua vita privata con loro (ed infatti a volte qualche bugia ci scappa), ma dall’altra parte trova due adulti capaci di comprendere il figlio adolescente; il padre, poliziotto coinvolto nelle indagini, non si scandalizza nel venire a conoscenza delle piccole trasgressioni del figlio e sa metterle in secondo piano rispetto alla ricerca della verità. Peter ha insomma una famiglia che non solo gli vuole bene, ma che lo fa sentire libero di essere come desidera.

Nel corso della sua ricerca, spesso Peter si trova ad affrontare delle “allucinazioni”: per brevi attimi la realtà, gli oggetti e le persone gli appaiono diversi, inconsueti; sta impazzendo? O forse è solo che crescere significa anche capire che non si conoscono bene nemmeno le persone che ci stanno vicino, accorgersi che i tuoi vecchi amici ora sono diversi. Scoprendo lati degli altri che non conosceva, imparando sulla propria pelle quanto possa essere dura, complessa, tragica la vita, Peter si libera anche della malinconia per il passato, dell’illusione di un tempo puro, perfetto, incontaminato e di una visione ingenuamente manichea dell’esistenza: in questa storia ognuno poteva essere l’altro, i ruoli si confondono e le carte, come sul tavolo della veggente, si mischiano sparigliando i confini tra bene e male, tra colpevoli e innocenti.
Alla fine l’enigma che sostiene questo thriller verrà sciolto. Il mistero della vita, invece, è destinato a rimanere irrisolto: nella scomparsa di Raymond, nella sua sparizione che resterà inspiegata sino alla conclusione del libro (e oltre) Peter intravede una verità essenziale, preziosa; crescendo, qualcosa si perde per sempre ma la maturità sta nel non limitarsi a questa semplice costatazione, ma nel comprendere la vera natura della vita, nella sua interezza, e per quanto possibile nel saperne accettare anche il gusto amaro. Senza troppi rimpianti, perché la trasformazione, il mutare delle circostanze, il cangiante dedalo dei rapporti che intrecciamo con le persone, in un continuo giro di giostra, esaltante e crudele, di apparenze e scomparse, non è un momento della vita, ma la sua stessa essenza. “Cosa ci è successo, Pete?” gli chiede Nicole quando si ritrovano da soli nel covo; che fine ha fatto tutto quello che c’era tra di loro, com’è che poi ci si è allontanati così? Perché è successo tutto questo? E lui le dà la risposta più ovvia, ma anche quella più difficile da accettare, quella che dall’adolescenza in poi ognuno di noi si porterà dentro tutta la vita: “Non so. Forse perché le cose cambiano…

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