Demoni. Istruzioni per l’uso – Christopher Moore

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

Demoni.-Istruzioni-per-luso-la-recensioneSembra un sabato sera qualunque per Brezza, piccolo spacciatore in procinto di fare il salto di qualità nel mondo criminale, accompagnato dal suo amico Billy in cerca di qualche ragazza da rimorchiare in un locale chiamato La Balena Bombardata. Ma l’inaspettato è dietro l’angolo: Brezza finirà la nottata letteralmente divorato da una misteriosa figura a bordo di una Chevy. E questo è solo l’inizio: l’improvvisa follia di cani, gatti e perfino procioni della zona preannunciano infatti una catena di eventi incredibili che da quel momento andranno a turbare la calma quotidianità di Pine Cove, cittadina turistica della California in cui è ambientato il primo romanzo di Christopher Moore (che precedentemente aveva pubblicato solo due racconti, raccolti nel volume Il karma del gatto).

Questo scrittore americano non ha timori riverenziali di nessun tipo quando si tratta di confrontarsi con temi impegnativi o coi classici della letteratura, ed ha dato prova di saper rileggere questi materiali attraverso la lente distorta di una inconfondibile comicità: i suoi Fool e Il serpente di Venezia, ad esempio, sono riscritture molto particolari di Shakespeare, mentre Il vangelo secondo Biff affronta la Bibbia offrendone una versione decisamente irriverente. Anche in questo libro (precedentemente pubblicato da Sonzogno col titolo La commedia degli orrori, definizione che rimane nel frontespizio della nuova edizione) non gli manca l’ambizione, arrivando a immaginare una vera e propria cosmogonia alternativa: all’alba dei tempi Geova generò i ginn, una razza di creatori, ma geloso di loro li confinò poi all’inferno, dove cacciò anche l’angelo ribelle Satana che aveva voluto per sé il potere demiurgico. In questo universo simile a quello concepito da ebraismo e cristianesimo ma ad esso antitetico nella sua concezione morale (Geova qui è “infinito nella sua spregevolezza” e, ribaltando il famoso aforisma di Milton, si sostiene che sia meglio dominare sulla Terra che servire all’inferno) gli uomini, creati successivamente per infastidire Satana, risultano una parodia degli angeli, incapaci di creare e per questo soggiogabili, mortali e dunque pensati per rimanere umili.

Questa architettura concettuale che sorregge il romanzo offre lo spunto per riflessioni sul bene e sul male e sull’ordine costitutivo dell’universo, ma niente paura: anche le considerazioni metafisiche, in mano a Moore, si trasformano in materiale esplosivo e spassoso.

Ben presto scopriamo che settant’anni prima degli avvenimenti narrati il seminarista Travis ha evocato per sbaglio il demone Catch: da quel momento Travis ha cessato di invecchiare ma è stato costretto a portarsi in giro la creatura infernale sopportando le bizze di questo compagno dispettoso e cercando in tutti i modi di frenarne gli appetiti di carne umana. È proprio Catch ad aver mangiato Brezza nel primo capitolo del libro; se lo spacciatore sparisce dunque presto dalla scena, ci lascia comunque in ottima compagnia: egli è solo il primo della lunga serie di personaggi che abitano questo romanzo. Al centro del racconto, infatti, troviamo una girandola impazzita di individui assurdi, le cui vicende si intrecciano in vario modo al ritorno sulla Terra del demone: Robert, fotografo fallito e perennemente sbronzo; sua moglie Jennifer che dopo l’adesione alle Pacifiste Pagane Vegetariane ha deciso di lasciarlo; Rachel, a capo del suddetto gruppo per sole donne, che tutti reputano (a torto o a ragione?) una strega; Rivera, un poliziotto maldestro intento a sgominare un traffico di droga; e poi un contabile notturno che di notte chatta vestito da donna, un colto gestore di una tavola calda dal finto accento inglese e dall’eloquio frastornante, il reduce di guerra Effrom e sua moglie. Numerosi fili che pian piano tessono un’unica trama il cui disegno viene svelato a poco a poco.

La naturalezza del racconto ci spinge a condividere l’atteggiamento di Augustus Brine, il negoziante di Pine Cove prescelto dal re dei ginn (che ha l’improbabile nome di Gian Hen Gian) per sconfiggere Catch e rispedirlo all’inferno: il vecchio commerciante sospende la propria incredulità di fronte al soprannaturale che irrompe con tanta forza nella realtà; se l’universo non ha regole, perché stupirsi se i demoni sono tra noi e scompigliano il naturale scorrere degli eventi con le loro azioni?

Proprio l’ambiguità tra l’assurdità della situazione (la presenza di un demone che divora la gente e di un essere ultraterreno, Gian Hen Gian, che si presenta agli umani sotto le fattezze di un arabo con un berretto di lana rosso con tanto di pompon) e il distacco con cui essa viene raccontata è la forza da cui scaturisce molta della comicità della scrittura di Moore, come al solito sopra le righe e demenziale al punto giusto. L’altro fattore che spinge costantemente all’ilarità è dato dai dialoghi irresistibili, peculiarità di tutti i romanzi dello scrittore americano che lo hanno reso un vero e proprio autore di culto.

Una storia assurda ma assolutamente coinvolgente, in cui l’incontro col caos del mondo e col sovrannaturale danno vita ad un’avventura folle ed esilarante. Il finale, rocambolesco come si conviene ma forse troppo ingarbugliato, vedrà l’eterna lotta del bene contro il male concretizzarsi nell’alleanza degli sgangherati protagonisti di questo libro per sconfiggere un demone altrettanto bizzarro. Ce la faranno i nostri eroi?

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