L’interrogatorio – Liad Shoham

[Con questa recensione, inizia la mia collaborazione con Critica Letteraria]

l'interrogatorioUno stupro avviene nei ricchi quartieri nord di Tel Aviv. Liad Shoham segue le vicende che scaturiscono da questo evento traumatico attraverso diversi personaggi che in un modo o nell’altro ne sono coinvolti: non solo Adi, la vittima, ma anche, tra gli altri, una sua vecchia vicina di casa che assiste alla violenza, un giornalista, Amit, incaricato di coprire la notizia e Yaron, il padre di Adi. Quest’ultimo, durante un suo appostamento notturno, vede aggirarsi nello stesso quartiere dove è avvenuta l’aggressione un uomo che corrisponde all’identikit del colpevole e che si comporta in maniera sospetta. Decide così di contattare Eli Nachum, il commissario cui è affidato il caso. Nachum, per sua stessa ammissione, è un “poliziotto vecchio stile”, riflessivo, che basa il suo mestiere su un lento e costante lavoro intellettuale; per questo motivo mal si adatta ai nuovi standard adottati dalla polizia secondo i quali l’efficienza è quantificabile e si misura con dati e statistiche, riducendo il lavoro di detective ad una catena di montaggio nel cui bilancio figurano solo i meri numeri.

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