Batman/Joker: Switch

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

batman_jocker_switchJoker è da sempre sinonimo di pazzia anche per chi non è avvezzo al mondo di Batman e dei suoi strampalati e terrificanti villain. Ma cosa succede quando è la pazzia stessa ad impazzire? Beh, succede questa storia. Benvenuti in Batman/Joker: Switch.

Disegnata da John Bolton (cui si deve anche l’idea originale), coi testi di Ann Nocenti (che personalmente ho apprezzato molto anche in Poison Ivy: ombre) e Devin Grayson (e con quel cognome non poteva trovarsi a scrivere per Batman…), la vicenda, incredibilmente, non si svolge a Gotham ma a Londra, sebbene l’ambientazione sia funzionale solo ad omaggiare la nazionalità del disegnatore; è nella capitale britannica che Batman si precipita dopo aver appreso che proprio lì il Joker ha ucciso una rock star; cosa ci faceva il principe pagliaccio del crimine in Gran Bretagna è presto detto: a Londra si è sottoposto al trattamento del chirurgo plastico Dalingsworth, che ha proposto di “correggere” la faccia del Joker nella speranza che farlo sembrare più normale possa aiutarlo a sentirsi più normale e a comportarsi di conseguenza. Sembra proprio che in questi anni sia nato un grande interesse attorno al volto della nemesi di Batman, basta leggere la run di Snyder per accorgersene; d’altronde è la stessa natura della sua faccia truccata e eternamente sconvolta da ghigni malefici a farne una vera e propria maschera, simbolo di terrore e anarchica follia.

Da subito avvertiamo la sensazione che qualcosa ci sfugge, non riusciamo a capire la concatenazione degli eventi e ci rimane addosso un brivido impossibile da scacciare, finché ci ritroviamo di fronte ad un’immagine potentissima: il volto del Joker privato della bocca. Un attimo dopo scopriamo che… ce l’ha dietro la testa! Ecco un vero e proprio freak, ancora più disturbante del solito. Cosa diavolo è successo?

Lo switch del titolo è quello tra Batman e Joker, con quest’ultimo costretto ad improvvisarsi detective per scoprire chi lo ha privato del sorriso. In realtà questo tema non è sviluppato molto e comunque risulta meno interessante rispetto alla questione identità-follia, che tra l’altro poggia su idee visive notevoli: i disegni di Bolton sono peculiari, a partire dagli ambienti pastosi e dai colori distorti, perfetti per questa storia di alterazioni, che vanno dai violacei notturni alle forti tonalità delle luci della vita urbana. Il suo è un tratto personale sicuro, che si inserisce nel canone batmaniano offrendone una versione particolare senza stravolgerlo. Figure raccapriccianti, volti mostruosi disegnati con attenzione, tutti d’impatto; ma è la figura di Joker a dominare: un punk macilento e schizzato che unisce ferocia, humor ed un’inedita fragilità. In questa interpretazione originale egli non appare come un agente del caos, ma come una sua tragica pedina.

Dietro la follia accecante del Joker (i cui pensieri esondano dai balloon, a testimonianza della natura perversamente strabordante della sua pazzia) qualcuno si sta nascondendo per portare avanti i propri piani criminali.

Un finale frettoloso, impreziosito però da un bel colpo di scena, per una storia che potenzialmente poteva dare molto altro e toccare profondità che così si limita solo a sfiorare. Un fumetto comunque molto piacevole, l’ennesima incarnazione del Joker che, come solo i miti dell’immaginario collettivo sanno fare, riesce a perpetrarsi attraverso il tempo e a mantenere, sotto i diversi abiti che indossa, un fascino immortale. Perverso, ma è proprio questo il bello, no?

In conclusione al volume, un Batman: Black & White fuori di testa al punto giusto, in cui ritroviamo Nocenti ai testi e Bolton ai disegni.

La mia libreria su Anobii.

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