La terapia – Sebastian Fitzek

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

fitzek4_OKMC+2Qual è la paura più grande per un genitore? Che possa accadere qualcosa ai figli.
Qual è il timore più grande per la propria salute mentale? Avere allucinazioni che non permettono di distinguere le fantasie illusorie dalla realtà.

Il prologo di Terapia, il primo libro di Sebastian Fitzek, è un concentrato di terrori primordiali: Viktor Larenz è convinto che qualcuno abbia rapito sua figlia Josephine, da tempo afflitta da una malattia che nessun dottore ha saputo spiegare e curare. Il personale medico dell’ambulatorio dal quale dovrebbe essere sparita, però, sostiene che lei non si è mai presentata quel giorno.
Cos’è successo davvero a Josephine? Viktor è pazzo?

Parrebbe proprio di sì, dato che subito dopo lo troviamo immobilizzato in un letto d’ospedale a parlare col dottor Roth, lo psichiatra che lo ha in cura: un efficace escamotage narrativo che consente un lungo flashback classico, ma adattissimo a mantenere alta la suspense nel lettore che, anche a causa dei capitoli brevi attenti a lasciare sempre in sospeso qualcosa, si ritrova costretto a divorare le pagine per scoprire cosa sia successo davvero. D’altronde, anche le continue allusioni a ciò che è già accaduto nel momento in cui Viktor racconta a Roth la sua storia ma non è stato ancora spiegato al lettore tengono quest’ultimo costantemente sulle spine. Spine dolcissime, di quelle che ti fanno amare libri come questo.

La terapia è una storia colma di presenze inquietanti. Allucinante, nel vero senso della parola: Anna, la misteriosa scrittrice che irrompe nella vita di Viktor per sconvolgerla in maniera radicale, soffre di schizofrenia, disturbo mentale che genera appunto allucinazioni. In particolare, i personaggi che la donna immagina quando scrive le compaiono poi davanti agli occhi, come se fossero veri, reali. Un giorno, Anna ha inventato una fiaba in cui una bambina colpita da una sconosciuta malattia incurabile scappa di casa; quella bimba le si è poi prontamente presentata chiedendole di completare la sua storia per dare finalmente una spiegazione alla patologia che la affligge.
Viktor è ovviamente sconvolto: quella bambina è sua figlia! Ma cosa significa quella storia assurda? C’è davvero un collegamento tra Anna e Josephine? Speranze, illusioni e malattie mentali si mischiano in un vortice angosciante e pericoloso, e per Viktor diventa sempre più difficile riuscire a distinguerle e venire a capo del mistero che lo ossessiona da anni.

Il confine labile tra sanità e follia, tra realtà e allucinazioni, dove non si capisce chi immagina chi, cosa è vero e cosa no, è un territorio ampiamente esplorato in numerose opere letterarie e cinematografiche, ma Fitzek riesce ad imbastire una trama originale capace di catturare il lettore e portarlo con sé nell’abisso che il protagonista è costretto ad affrontare in un crescendo di orrore e rivelazioni terrificanti. Separato dal mondo, su di un’isola preda della furia degli elementi e col solo contatto sporadico e nient’affatto rassicurante di qualche paesano e di Anna, Viktor si ritrova in un incubo la cui unica via d’uscita lo farà piombare, forse, in un inferno ancora peggiore.

“Sa una cosa? In tutti questi anni che sono trascorsi dalla scomparsa di Josy, ho sempre pensato che non ci potesse essere nulla di più tremendo del dubbio. Quattro anni senza una sola traccia, un segno di vita. A volte ho persino sperato che il telefono squillasse e qualcuno ci rivelasse dove si trovava il suo corpo. Pensavo veramente che non ci fosse nulla di più spaventoso che galleggiare tra il supporre e il sapere. Ma mi sbagliavo. Lo sa cosa è ancora più spaventoso?”
Il dottor Roth lo fissò interrogativo.
“La verità”.

In un susseguirsi di colpi di scena, un brivido dopo l’altro, Fitzek gode nel creare ogni sorta di incidente, casualità, contrattempo per posticipare la soluzione dell’enigma. Il lettore dovrà attendere proprio l’ultimo capitolo e sarà la più piacevole ed elettrizzante delle attese. Torniamo così alla domanda iniziale, ma la risposta potrebbe rivelarsi ancora più insopportabile del previsto:

Qual è la paura più grande per un genitore?

La mia libreria su Anobii.

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