Epigrammi – Asclepiade

[Questa recensione è stata scritta per Critica Letteraria]

epigrammiNella sua introduzione, Furio Cerana non usa mezzi termini: con Asclepiade e con Epicuro (nati entrambi a Samo ad una ventina d’anni di distanza, il primo attorno al 320 a.C.) “muta la storia, il pensiero e, se non è dir troppo, il sentire umano”. Terminata la stagione della grande epica e delle epopee mitologiche, l’autore di questi epigrammi racchiude nelle sue brevi poesie (due o tre distici, così lontani dalle lunghe odi di Lesbo) il disincanto tipico degli alessandrini: “senza grandi entusiasmi e ideali e paure vive ogni giorno delle sue cose belle con la consapevolezza non tragica degli inganni celati nel tutto”. Per Cerana è proprio in questo suo tono minore e nella sua poetica delle piccole cose che sta la bellezza ancora attuale dei suoi componimenti; “Asclepiade ci cattura: ci disarma, s’insinua, ci fa riconoscere la verità e la grazia di quanto dice e accade nel breve cosmo della sua poesia”.

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