Archivi tag: Amore

Garguz

13 novembre 2014

Oggi ho tolto l’amicizia su facebook alla mia prima ragazza. Ci ho messo anni a trovare il coraggio di staccarmi definitivamente da una situazione che per me era diventata autolesionistica e a cui ero legato solo in nome di un ricordo di un passato che non esisteva più da tempo. In pratica, sono il Pippo Civati delle relazioni sentimentali.

Annunci

San Valentino

Il giorno di San Valentino di qualche anno fa dichiarai a Debora, la mia ragazza, che l’amavo così tanto che non c’era nient’altro che desiderassi al mondo. Il 15 febbraio ero nel cesso di un bar della Barona con un metro di lingua nell’orecchio di Sally.

Ehi non guardatemi così: ero stato sincero con Debora. Nell’esatto momento in cui pronunciavo quella dichiarazione d’amore, lei era davvero tutto ciò che desiderassi al mondo. Come potevo immaginare che il giorno seguente avrei conosciuto una ragazza capace di farmi venire solo pronunciando Das Unbehagen in der Kultur? Fino al giorno prima il mio mondo non prevedeva l’esistenza di una donna che sprizzava così tanta voglia di vivere che standole vicino cominciavi a condividere l’entusiasmo di Baricco e a considerare Jovanotti un nichilista; ventiquattr’ore dopo il mio mondo si era allargato, ed improvvisamente Debora non mi bastava più.

Così ebbe inizio la mia prima relazione adulterina. Il brivido dei sotterfugi, degli incontri di nascosto, dei messaggi in codice durò esattamente una settimana, dopodichè subentrò la routine burocratica dell’organizzazione del mio tempo, che andava diviso in maniera calibrata al dettaglio: uno pensa che a tradire la propria partner ci si senta come 007, e invece ti ritrovi a fare la vita di un impiegato della DDR.

Vi starete chiedendo: ma non ti sentivi in colpa? Se si ama veramente una persona non le si può fare del male, come tra l’altro dimostra ampiamente il rapporto tra Dio e suo figlio Gesù.

Se è vero che se ami veramente una persona non le fai del male, allora a giudicare da come si comporta conosco solo gente che odia profondamente se stessa. Cazzo, io sono la persona che amo di più al mondo e probabilmente sono anche quella a cui ho fatto più male nella mia vita.

Sì. Mi sentivo terribilmente in colpa. E la cosa peggiore era che più era meraviglioso il tempo trascorso con Sally, più quando ci dividevamo mi facevo prendere dal rimorso; e il giorno dopo la richiamavo per organizzare un nuovo incontro, che in seguito mi avrebbe causato sensi di colpa ancora maggiori, amplificati dall’amore che Debora riversava ignara su di me. Mi sentivo una merda, ma non riuscivo a smettere di tradirla. Era un po’ come col tic del togliersi le pellicine. Sin da bambino, non appena mi si forma una bollicina su un dito, mi tolgo la pelle fino a scorticarmi. Davvero: smetto solo quando esce sangue (che tra l’altro è la stessa regola che uso quando scopo donne mestruate). Un mio amico l’altro giorno mi fa: “Dovresti avere più autocontrollo”; quello che non capisce è che strapparmi le pellicine è GIA’ autocontrollo. Se non mi controllassi, scuoierei vivi i passanti.

I miei tradimenti continuarono. Cominciai a bere, perchè quando bevevo potevo incazzarmi coi passanti senza preoccuparmi del fatto che ero un povero stronzo senza spina dorsale. Tornavo a casa a notte fonda completamente ubriaco e arrivavo al mattino tirando pugni al muro fino a farmi sanguinare le nocche per il solo gusto di farmi male e vomitando l’anima. (Praticamente, ero un mix così potente di autodistruzione e schifo che mi stavo trasformando nel Partito Democratico.)

Eppure stavo così bene con Sally. Lei sapeva esattamente com’ero, riusciva a capirmi con un solo sguardo, e l’averla conosciuta mi aveva fatto capire che, sotto sotto, il rapporto con Debora si stava logorando da tempo: lei era sempre presa con lo studio e mi rendevo conto per la prima volta che, in fin dei conti, pur amandomi mi dava troppo per scontato. Quando avevo provato a parlarne con lei, mi aveva risposto con la stessa indifferenza che le opinioni di Giovanardi riservano alla realtà dei fatti.

Vi rendete conto di cosa sto facendo, vero?

Vi sto mettendo dalla mia parte. Sto costruendo un’abile narrazione che vi faccia provare empatia nei miei confronti. In questo modo, solidarizzando umanamente con me, vi schierate inconsciamente dalla parte del traditore. Oops.
Alla fine, non facciamo altro che raccontare agli altri la nostra versione parziale e interessata dei fatti, sperando che gli altri siano abbastanza obnubilati dall’affetto che provano per noi da non vedere i vistosi buchi della nostra sceneggiatura; che la nostra apprezzata personalità possa nascondere i difetti evidenti del copione che recitiamo, manco fossimo Claudio Bisio.

I momenti di senso di colpa erano ampiamente ricompensati dai pompini di Sally, e in ogni caso il dolore che mi causavano era incomparabilmente inferiore a quello che avrei provato se avessi lasciato Debora (nonostante tutto, non volevo separarmi da lei), destabilizzando la mia intera vita. Ed eccoci al punto, cari amici: chi me lo faceva fare di mettere in pericolo una situazione che tutto sommato a me andava bene così? Perchè mai avrei dovuto essere io a fare la cosa giusta nei confronti di Debora, quando la cosa sbagliata mi faceva stare così bene? Perchè avrei dovuto guardarmi in faccia onestamente, quando la menzogna era così soddisfacente? Non sono un eroe, sono uno che va ai colloqui di lavoro e spera di non esser preso, così posso illudere me stesso fingendomi dispiaciuto per il colloqui andato male, quando in realtà era dal principio che quel lavoro non lo volevo.

La morale, in questo San Valentino di molti anni dopo Debora, Sally e tutte le altre persone che hanno affollato la mia vita sentimentale, ferendomi e facendosi ferire, è che siamo tutti fottutamente deboli (ed è per questo che abbiamo bisogno d’amore), e che ci piace lasciarci cullare dalla nostra debolezza, perchè è comodo. Ma vi sono anche attimi di accecante bellezza in cui qualcuno si alza e, solo di fronte a se stesso ed ad un mondo oscuro, ha il coraggio di prendersi una responsabilità.

L’amore ai tempi di Matteo Renzi

Io e Simona ci siamo lasciati dopo un periodo così conflittuale che ad un certo punto cercò di farci riappacificare una delegazione israelo-palestinese.
Passavamo il tempo a ferirci l’un l’altro, dicendoci che no, non era finita, con la stessa onestà intellettuale di Carlo Rossella. Dentro di me continuavo a dirmi che stavo affrontando quel momento difficile con encomiabile forza, da gran signore, ma in realtà avevo lo stesso autocontrollo di un pitbull sotto anfetamina, solo più cattivo. Le facevo domande capziose per avere le risposte che mi servivano a sfogarmi contro di lei:
“Senti questo pezzo, è il nuovo singolo di Fedez. Ti piace Fedez?”
“Il rap non è il mio genere.”
“Intendo fisicamente.”
“Mah…”
“Beh dai non è male.”
“Sì, è carino.”
“AH, ALLORA VUOI SCOPARTI IL PRIMO STRONZO TATUATO DALL’EGO IPERTROFICO CHE INCONTRI!”
“Credo che tu stia reagendo in maniera eccessiva.”
“Niente affatto.” concludevo io dando fuoco lo stereo di casa.

Ad un certo punto, quando sta per finire, l’amore si trasforma in una religione: cessi di vedere le cose razionalmente e pur di non affrontare la morte della relazione sei disposto a credere all’impossibile. Nei mesi più duri per me, quando Simona mi telefonava ubriaca solo per farmi sapere che se la stava spassando in un locale affollato di universitari allupati, uno di quei locali, ci teneva a specificare, che con me non aveva mai potuto frequentare date le mie abitudini sedentarie che facevano sembrare iperattivo un ghiro anestetizzato e vivace una discussione con Zeman, in quei momenti ero così terrorizzato dall’idea di rimanere solo che mi dicevo: è tutto uno scherzo, tra un attimo mi ritelefona e mi dice: “Sorpresa! Sono sotto casa tua con l’anello al dito!“. Loris, il mio migliore amico, quello con cui avevo condiviso sin dai tempi delle medie praticamente ogni momento della mia vita, quello che aveva assistito ai momenti più imbarazzanti della mia esistenza, quello che, per dire, era presente quando alla festa di fine anno recitai davanti all’intero liceo la mia poesia L’usignolo e la virtù e l’ilarità che scatenai era inferiore solo alla convinzione con cui lessi la mia opera, Loris, dicevo, cercava di scuotermi: “Pensi davvero che mesi e mesi di litigi, scazzi, rancori, siano solo frutto di uno scherzo? Lo pensi davvero?” “Beh, Simona è una gran burlona.” ribattevo io, al che lui mi schiaffeggiava gridando: “Come puoi non vedere che è finita? Ogni singola azione che state facendo urla al mondo che non c’è più niente tra di voi!”; ed io, di fronte all’evidenza dei fatti che Loris mi proponeva,  gli rispondevo con l’equivalente amoroso di “mistero della fede”, ovvero: “Tu non puoi capire.”.
L’amore, alla fine, è la più universale delle religioni, e svolge sostanzialmente lo stesso compito: farti aggrappare alla speranza illusoria che tutto il dolore abbia un senso.

Ecco perchè ho ripensato a Simona quando, qualche giorno fa, ho sentito il discorso di Renzi alla Leopolda. A Simona piaceva Renzi. Quando l’ho saputo non ci potevo credere; sarebbe stato meglio scoprire che mi tradiva. L’unica cosa peggiore sarebbe stata scoprire che mi tradiva con Renzi.

Mi ha colpito questo passaggio:

“Oggi la vera strada è la semplicità, è il parlare chiaro, è l’arrivare a tutti, è il non avere la puzza sotto il naso, è discutere di politica in modo semplice. […] L’atto di coraggio di cui abbiamo necessità è una rivoluzione della semplicità […] è la semplificazione che dev’esser fatta in politica; è semplice fare politica.”

Secondo me questo elogio della semplicità, che avvicina spaventosamente il sindaco di Firenze a Grillo, è il motivo del successo trasverale di Renzi, perchè rappresenta la sua totale adesione allo spirito del tempo. Peccato che la sinistra dovrebbe riporre la sua essenza nella decostruzione del mondo attuale, nello svelamento delle reali forze sociali che sostengono l’apparentemente naturale status quo (e nel conseguente suggerimento della possibilità di cambiamento) e non nell’adagiarsi all’umore superficiale che domina l’opinione pubblica. Quando dici cose su cui tutti sono d’accordo significa, semplicemente, che non stai dicendo nulla di nuovo. E quindi che non stai dicendo cose di sinistra.

Qualche sera prima ero a sbronzarmi con Loris al Caffè Inventato; eravamo cinque single allo stesso tavolo e ci gustavamo la tranquillizante euforia cameratesca che si instaura tra maschi adulti quando si parla male delle donne. Toccammo il culmine sguaiatamente liberatorio quando Loris mi mise un braccio intorno al collo e mi disse complice: “Le donne sono tutte troie!”.
La potenza catartica di questo enunciato, esattamente come l’appeal di Renzi, sta tutta nella sua semplicità: di fronte alla complicatezza delle relazioni di coppia, di fronte alle infinite difficoltà che possono sorgere nell’equilibrio tra due persone e l’universo mondo, di fronte alla dolorosa e apparentemente insensata fine di un rapporto, nessun discorso razionale reggerà il confronto con la linearità di “Le donne sono tutte troie!”. In fondo è così comodo: perchè stare a scervellarsi su cosa è andato storto, ritornare su ogni singolo momento della vostra storia chiedendosi perchè è successo e se poteva essere diverso, provare addirittura a mettere in discussione se stessi, quando basta convincersi che l’unico motivo per cui lei ti ha lasciato è che le donne sono tutte puttane?

Quella sera, come capita a tutti quanti almeno una volta nella vita, anche io ho gridato esaltato quel luogo comune, perchè alla fine anche io sono un vigliacco e piuttosto che affrontare la realtà (io e Simona ci siamo lasciati, senza un motivo preciso, perchè le cose purtroppo a volte finiscono e tutte le spiegazioni che posso darmi non riusciranno mai a comprendere la misteriosa totalità di quanto è accaduto) ho preferito offendere tutto quello che io e Simona siamo stati, nel bene e nel male, con la rassicurante banalità di una frase fatta.

Ecco, di fronte ad un mondo moderno complesso, in cui è difficile orientarsi, che richiede sforzi colossali per essere decifrato e nel quale le decisioni davvero rivoluzionarie necessitano di approfondimenti faticosi che superino la superficialità delle cose per addentrarsi nei profondi chiaroscuri dell’esistenza, Renzi non fa altro che metterti un braccio intorno al collo e dirti complice: “Sono tutte troie.”.