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Strane lealtà – William McIlvanney

[Questa recensione è stata scritta per Critica Letteraria]Strane-lealtà-William-McIlvanney-192x300

Ho partecipato a processi in cui ero stato io ad arrestare l’accusato, eppure a un certo punto volevo alzarmi e parlare in sua difesa.

Il detective Jack Laidlaw è sempre stato un uomo pieno di dubbi. All’inizio di questo romanzo, però, lo troviamo immerso in una crisi senza precedenti: che senso ha il suo lavoro? Cosa vuol dire “giustizia” in un mondo in cui il crimine non è tanto “personale” quanto “istituzionale”? Può un poliziotto che crede che la Legge sia aliena alla vita dei poveri cristi continuare a fare il suo mestiere? Se poi ci aggiungiamo che il peso degli anni comincia a farsi sentire e che il suo carattere comincia a collidere con quello di Jan, la donna con la quale ha legato dopo essersi separato dalla moglie, il quadro è completo. A scatenare i più cupi pensieri di Jack è stata innanzitutto la morte di suo fratello Scott, investito da un’auto in quello che sembra un normale incidente ma che Laidlaw, devastato dal dolore, si rifiuta di riconoscere come tale.

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Il caso Tony Veitch – William McIlvanney

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

il-caso-tony-veicht-la-recensioneL’avevamo già visto nel primo volume della Trilogia Nera di Glasgow e avevamo potuto conoscere la sua filosofia: un delitto non è mai un episodio a sé, slegato dal contesto sociale ed umano nel quale matura; se la causa principale resta colui che l’ha commesso, vi è però tutta una serie di responsabilità collaterali che, Come cerchi nell’acqua (questo il titolo del precedente romanzo) si propaga fino a portare a compimento l’omicidio.
In questo secondo capitolo, Il caso Tony Veitch, ritroviamo Jack Laidlaw, l’ispettore uscito dalla penna dello scozzese (e pro-indipendenza) William McIlvanney, alle prese con una nuova indagine che ancora una volta ruota attorno alla criminalità di Glasgow che egli aveva dovuto affrontare nel primo libro.

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“Secondo me ci sono due porcherie principali nella vita. Una è il cinismo totale: usare gli altri, ridurli a oggetti perchè non puoi trovare nulla in cui credere se non te stesso. Questo è il crimine in tutte le sue variegate forme, per la maggior parte legali. L’altra è l’idealismo determinato, che non impara dall’esperienza: il bisogno di essere un parente di Dio. Per me sono gemelli. Gemelli bastardi. L’unica cosa legittima che abbiamo è l’esperienza umana. La possibilità che il domani sia diverso. Di una diversità inimmaginabile. Non preconcetta. Per questo ci vuole la capacità di confrontarsi con il dubbio.”

William McIlvanney, Il caso Tony Veitch, pag. 267