Archivi tag: Wu Ming

L’invisibile ovunque – Wu Ming

[Questa recensione è stata scritta per Critica Letteraria]

invisibile

I Wu Ming affrontano la Prima Guerra Mondiale costruendo un libro diviso in diverse parti a sé stanti, come tanti racconti che mostrano il conflitto da punti di vista particolari, gettando nuove luci su un repertorio storico che offre ancora, a distanza di un secolo, spunti da indagare per chi abbia la voglia di cercare.
Adelmo Cantelli vive con la sua famiglia (il padre, la madre ed il fratello maggiore) in un paesino sull’Appennino tosco-emiliano. Contadini, lavoratori della terra che con fatica tirano a campare. Ma il ragazzo non è attratto da quella vita, ha in mente solo la caccia. Il 16 settembre 1916 scappa di casa e parte volontario per la guerra. Dopo il suo battesimo di fuoco nelle trincee contro gli austriaci, Adelmo sente la necessità di passare agli Arditi: il reparto d’assalto è più consono alle sensazioni che prova, lì il conflitto assume i contorni che lui sta cercando.
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Manituana – Wu Ming

[Questa recensione è stata scritta per Critica Letteraria]

manituana

1755. William Johnson, inglese, combatte con i Mohawk contro i Caughnawaga. Inglesi contro francesi, indiani contro indiani. Vent’anni dopo, i suoi eredi, latifondisti e facenti parte del Dipartimento Indiano, istituzione che regola i rapporti coi pellerossa cercando di stabilire leggi e regole per una convivenza pacifica (che urta le sensibilità di tanti), difendono l’autorità di Sua Maestà contro i coloni che vogliono l’indipendenza dall’Inghilterra. Sin dall’inizio del romanzo le cose non stanno come ce le saremmo aspettate aprendo un libro ambientato all’epoca della nascita degli Stati Uniti d’America: non c’è solo il conflitto tra indiani e bianchi, quello classico che ci è stato sempre raccontato; lo schieramento occidentale è frammentato al suo interno, ed anche l’universo indiano è tutt’altro che omogeneo: alcuni stanno con gli inglesi, altri li combattono.

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L’armata dei sonnambuli – Wu Ming

[Questa recensione è stata scritta per Sugarpulp ed è stata pubblicata qui]

sonnaSi inizia coi corpi e con la moltitudine. La grande massa riunita in Piazza Rivoluzione per assistere alla decapitazione di Luigi XVI. Ma a dispetto della linearità con cui viene raccontata a posteriori, la Storia è il luogo dei conflitti: ancora all’alba della decollazione del sovrano, vi sono monarchici che complottano in suo favore. Per raccontare quegli eventi, dunque, occorre sposare l’eterogeneità: accentuando la polifonia già sperimentata in Manituana, ne L’Armata dei Sonnambuli i Wu Ming utilizzano diverse lingue, tra le quali spicca quella del volgo, pungente, sgrammatica, popolare. Irresistibile. I registri sono molteplici (atti pubblici, estratti da discorsi di deputati, articoli di giornale, libri) e si mischiano: il narratore esterno, la cui prosa si ibrida con termini ed espressioni gergali quando segue i personaggi del ceto più basso, si alterna ad una sorta di cantastorie che vuole “contarci” come sono andati i fatti con la voce di chi c’era. Interessante anche la scelta di italianizzare alcuni termini francesi (foborgo, rivagoscia, Palazzo Ugualità…) per avvicinare gli eventi storici ai protagonisti mostrando con chiarezza come per questi ultimi ciò che noi leggiamo col filtro dei posteri è invece viva contemporaneità.

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